CLARIS’

Due sguardi

Nicolas fotografa, Romain filma.
Da oltre vent’anni lavorano fianco a fianco sugli stessi soggetti:
yacht, architettura, castelli, atelier, gastronomia, cantieri.
Una complementarità diventata, con il tempo, una vera firma.
Due generazioni, due media, un’unica esigenza:
comprendere prima di mostrare.

Ritratti di Romain e Nicolas Claris
Romain Claris · Nicolas Claris
20 gennaio 2023 · Inaugurazione di « Un ciel dans une fleur sauvage » · Galerie Art’Gentiers, Bordeaux · Foto Mathieu Parisot

Nicolas Claris

Fotografo

Ci vuole molta umiltà per servire i propri soggetti e non servirsi di loro. Ci vuole molto accademismo per saper rompere i codici. Ci vuole molto amore per fare immagini generose. Bruno Belmont, Groupe Bénéteau

È cresciuto a Cannes, al Suquet, tra il porto peschereccio e il Palais des Festivals. Da quella vicinanza improbabile gli restano due fedeltà: gli uomini di mare e il potere delle immagini.

Prima della macchina fotografica ci sono stati venticinque anni di mare. Una barca a vela costruita con le sue mani a vent’anni con un amico, anni di trasferimenti e charter nei Caraibi e nel Mediterraneo, poi il suo cantiere navale, Naviral, vicino a Cannes, dove costruisce ketch di 75 piedi disegnati da Ron Holland.

Una prima esperienza accanto al fotografo di moda Henri Heiderscheid, nel 1974, aveva posto il gusto e le basi; bisognerà attendere il 2000 perché osi farne il suo mestiere, ed essere tra i primi a portare la fotografia nautica nell’era digitale.

Questa conoscenza marittima, rara in un fotografo, spiega il suo sguardo: sa ciò che una barca richiede per essere mostrata giusta. È diventato un riferimento internazionale nella fotografia di yacht e dei loro interni, dove tutto si gioca tra il disegno di un architetto, il saper fare di un artigiano e una luce che deve restare credibile. Le sue immagini appaiono su riviste di tutto il mondo.

Poi la cornice si allarga: l’architettura e i castelli del vigneto bordolese, le messe in scena culinarie dello chef stellato Nicolas Magie, l’industria, il monitoraggio di cantiere, New York, il Bangladesh. Rivendica questo eclettismo come una libertà piuttosto che come una specialità. Un bullone, una pietra, un piatto, uno scafo di 45 metri: stessa attenzione, stesso rispetto.

Osare, per lui, è uscire da ciò che si conosce, cercare di sorprendere ma anche di sorprendersi, non considerare mai un soggetto chiuso. Questa audacia va di pari passo con la modestia: guardare, ascoltare, accettare di sbagliare. E con la sottigliezza, che consiste nel suggerire piuttosto che nel sottolineare, nel rivelare senza recitare, nel lasciare al reale la sua parte di mistero.

Il suo approccio è stato definito altruista: il fotografo si cancella dietro il soggetto per rivelarlo meglio, e attende ciò che chiama la nota blu, quell’istante sospeso in cui il reale diventa bello.

La sua regola in tre parole: magnificare senza ingannare.

E il suo credo in una frase: l’empatia è madre di legami.

Tappe

1971-1973
Costruisce Ferossimo, primo veliero francese in ferrocemento classificato in 1.a categoria
1974-1979
Skipper ai Caraibi e nel Mediterraneo: charter e trasferimenti, da 11 a 26 metri
1980-1984
Fonda e dirige il cantiere Naviral, vicino a Cannes, dove si costruiscono ketch e cutter di 75 e 73 piedi
1993
Fonda Claris, comunicazione dell’industria dello yachting e del superyachting
2000
Fotografo professionista, pioniere del digitale nella nautica
2006-2011
Presidente poi amministratore eletto del ramo superyacht, Federazione Francese delle Industrie Nautiche
2012-2021
Ambasciatore Pentax, medio formato; oggi Fujifilm 102 Mpx
100+
Copertine di riviste nel mondo
nicolas-claris.com

Romain Claris

Regista

Se il piano largo è ciò che sappiamo fare tutti, il dettaglio è ciò che manca all’occhio annegato nell’abitudine con cui guardiamo il mondo. Tutto ciò che Romain Claris ha filmato ci commuove perché ci dà un mondo più vasto, più ricco, più complesso. Jacques Dubuisson, sceneggiatore e regista

Nato a Cannes nel 1983, è cresciuto in una casa dove l’immagine era un mestiere prima che una passione. L’adolescenza ha risolto la questione: sarebbe stato cinema. Si è diplomato al Conservatoire Libre du Cinéma Français, a Parigi, nel 2005.

Ha poi creato il reparto video di Claris Image Builder. Vent’anni dopo, il contatore si avvicina ai cinquecento film, in gran maggioranza per marchi di primo piano, con una spiccata specializzazione nello yachting di lusso.

Il suo metodo si fonda su una convinzione: un film di marca non è un catalogo. Ogni realizzazione si adatta alla barca, al cantiere, al pubblico di riferimento. Non si tratta di allineare piani, ma di tradurre un’identità in immagini, il che presuppone comprendere l’oggetto tanto bene quanto coloro che l’hanno progettato e costruito.

Regista, operatore, steadicamer, montatore, compositore, padroneggia i ruoli chiave di un film. Questa polivalenza gli permette di mantenere la continuità dello sguardo, dal primo piano al montaggio finale, e di preservare una coerenza che le produzioni frammentate a volte perdono per strada.

Oltre allo yachting, il campo è ampio: castelli e vigneti, architettura, ritratti di creatori e artigiani, film pubblicitari. Più recentemente, gli strumenti di generazione tramite intelligenza artificiale si sono aggiunti a questa tavolozza, affrontati come un materiale in più, con la stessa curiosità per le loro possibilità che per i loro limiti.

Parallelamente, la sua opera personale non è mai stata messa da parte. Dal 2000, i suoi cortometraggi, film d’arte e documentari circolano nei festival: più di un centinaio di selezioni e premi, dal miglior film sperimentale ad Amsterdam al miglior film di poesia a Porto.

Quel riconoscimento non deve nulla al commerciale. Alimenta invece l’altro versante del suo lavoro: il senso del dettaglio, la narrazione fluida, il ritmo e quella capacità di far esistere uno spazio in tre piani.

Si investe infine nella trasmissione: interviene regolarmente nei licei, e co-dirige dal 2020 la Bordeaux Shorts Biennale, che ha co-fondato per difendere il formato corto.

Tappe

1983
Nasce a Cannes
2000
Primi cortometraggi in festival
2005
Diploma al Conservatoire Libre du Cinéma Français
2020
Co-creatore e co-direttore della Bordeaux Shorts Biennale
2026
In preparazione: Les comptes de la lune, documentario
500
Film realizzati in vent’anni
100+
Selezioni e premi in festival internazionali
romainclarisfilm.com

Il binomio

Ciò che li lega non è una divisione dei compiti, ma una complicità artistica, doppiata da un rispetto reciproco che si vede nell’immagine. Due generazioni, due media distinti, uno stesso soggetto affrontato nello stesso momento: i loro sguardi si completano invece di raddoppiarsi, e l’insieme vale più della somma.

Sul campo, ognuno copre il proprio media senza mai disputare il posto all’altro. Uno aspetta la luce, l’altro aspetta il movimento; esplorano insieme, si prestano un punto di vista, si segnalano un dettaglio. Questa intesa evita i tempi morti e offre un’efficacia che i loro clienti notano quasi tutti. Ogni talento sublima il lavoro dell’altro invece di cercare di imporsi.

Per un cantiere navale, un’agenzia di charter o un broker, il vantaggio è concreto: una sola mobilitazione della barca e del suo equipaggio, e una produzione completa, fotografie e film, pensata fin dall’inizio come un insieme.

Le immagini fisse e i piani condividono la stessa ora, la stessa luce, la stessa scelta. La coerenza non si recupera al montaggio: si acquisisce sul set.

Sul piano personale, il binomio produce mostre in cui l’immagine fissa e quella animata condividono la stessa parete, libri, e talvolta film di uno sul lavoro dell’altro.

Una stessa regola vale su entrambi i fronti, commerciale o artistico: servire il soggetto, e non servirsi mai di esso.